Niente ha senso . Mi ritrovo così senza neanche sapere perché.
Quando andavo al liceo, già le cose erano più sensate, perché meno cose dipendevano da me.
Ero obbligata ad andare a scuola, lottavo per le cose che mi facevano stare bene e per alcune di quelle che mi facevano bene, e lottavo contro le cose che mi facevano stare male e che mi facevano o avrebbero potuto farmi male. Poi un giorno mi destai, piena di dubbi e di paure sul mio passato , sulla mia vita perché insicura del futuro. D'un tratto mi ritrovai nel mezzo di una strada grigia nel traffico, a piedi, con una miriade di macchine che mi sfrecciavano intorno. Cosa ci facevo io lì, era la prima domanda. La seconda era perché. E così inizia ad ispezionare la mia vita passata, per capire perché stavo in quel modo nel presente. Quando andavo a scuola ero solita inorridirmi del mondo del lavoro, della vita dell'uomo medio del mondo occidentale, così simile a quella di una formichina, così programmata. Usavo schifarmi del metodo di insegnamento a scuola perché così tante cose erano obbligatorie e così rare erano quelle imposte che nutrivano lo spirito. Eppure nutrimento per il mio spirito lo trovai con la filosofia, con le poesie, con lo sguardo della gente, sugli autobus e per le piazze aperte della mia città. Senso alla vita lo trovavo semplicemente in un giorno in cui andavo a villa pamphili con i miei amici e giocavamo come fossimo bambini, ci sedevamo all'erba verde e parlavamo col sole. Senso lo trovai profondo nelle braccia di un ragazzo che mi diede così tanto amore. Lo trovavo quando sotto la pioggia i miei passi scorrevano leggeri e in cerca di niente se non quello che si sente quando si fa proprio quello che senti in quel momento, e il battito del tuo cuore pulsa potente nel tuo petto. E sai di essere nel posto giusto, al momento giusto.
Poi fui schiacciata. Non so spiegare esattamente come successe. Ero così sicura che avrei trovato una scappatoia, un'alternativa all'altalena di dolore e godimento superfluo che quando mi resi conto che non l'avevo caddi. Caddi anche perché colui che un giorno mi aveva amato, mi abbandonò per un'altra terra lontana. E io, in un luogo così diverso da me, imparavo strumenti che in futuro mi sarebbero potuti servire ,quando sarei stata felice, ma che non mi piaceva imparare.
Caddi e non me ne resi bene conto.
Ora tutto quello che faccio mi pare così mellifluo, periodico e ciclico come una spirale di insensatezza che non mi parla all'animo, ma mi fa solo continuare a fare ciò che ho scelto, chiedendomi un po' troppo spesso se è la scelta giusta. O se io sono giusta.
Mi interrogo perché forse non è ciò che mi circonda che è sbagliato, probabilmente sono solo io che lo affronto in maniera sbagliata, o un misto dei due.
Fatto sta che ho paura, non so più chi sono, non so più chi cerco e vorrei solo innamorarmi così spudoratamente delle persone, dei posti, innamorarmi della mia vita in modo da sentire quella voce che da dentro al mio animo mi parlò e sentirla dire “vai”.
Sono autodistruttiva, assumo veleno innocente che mi rende pigra e offusca la mente, per affrontare un dolore che non so chiamare, che non so decidere, che non so ascoltare.
Nessun commento:
Posta un commento